L’Intelligenza Artificiale è uno strumento per fare del bene, o un rischio che il Terzo Settore non sa ancora come governare? Probabilmente è entrambe le cose.
Nei giorni scorsi Vita.it, principale piattaforma editoriale italiana al servizio del Terzo Settore, dell’innovazione sociale e dell’attivismo civico, ha pubblicato due articoli che affrontano il tema da angolazioni diverse e complementari. Li abbiamo letti e ci sembrava importante condividerne il contenuto aggiungendo qualche riflessione.
Il quadro: un settore che si sta svegliando
Secondo quanto riportato da Vita, la ricerca “AI for Social Change“, una mappatura aggiornata sull’adozione dell’Intelligenza Artificiale nelle organizzazioni del Terzo Settore italiano, mostra un cambiamento di atteggiamento significativo: molte organizzazioni italiane la stanno integrando con responsabilità e visione strategica.
Un segnale concreto arriva dai numeri della partecipazione agli eventi sul tema: si è passati dai 70 partecipanti del primo incontro agli oltre 150 dell’ultimo, organizzato dalla Fondazione filantropica Aifr a Bologna, un dato che racconta un interesse crescente e sempre meno di nicchia.
Il 10 ottobre 2025, inoltre, è entrato ufficialmente in vigore il primo quadro nazionale organico sull’uso responsabile ed etico dell’Intelligenza Artificiale, e il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha dedicato per la prima volta una quota specifica del Fondo per il Terzo Settore a iniziative volte a promuovere l’uso sicuro, etico e consapevole dell’Intelligenza Artificiale.
Il vero costo: non è quello che pensi
Raffaele Gaito, tra i principali divulgatori italiani sul tema IA e autore per Mondadori, pone la questione in modo diretto nell’intervista pubblicata da Vita.it dal titolo “Il vero costo dell’intelligenza artificiale per il Terzo settore? Quello di far finta di nulla”
«C’è sempre un costo quando parliamo di Intelligenza Artificiale. Ma quanto è alto il costo di far finta di nulla e di non farsi le domande giuste?»
Il rischio più grande è non adottare l’AI, o farlo senza un pensiero critico alle spalle.
Marco Cecchini, CEO di MetaToken e Mydonor nonché presidente di Fondazione Aifr, è ancora più esplicito:
«Il pericolo per un’organizzazione non profit oggi non è la tecnologia in sé, ma l’immobilismo. Rimanere indietro significa rinunciare a uno strumento potente che, se guidato con visione e consapevolezza, può potenziare il nostro lavoro quotidiano e aiutarci a generare valore concreto per la società.»
La grande occasione: i piccoli hanno tutto da guadagnare
Uno degli spunti più interessanti emersi dall’analisi di Vita riguarda proprio chi ha meno risorse. Gaito sottolinea che la democratizzazione che sta avvenendo in alcuni ambiti, con l’abbattimento delle barriere all’ingresso per attività che prima erano impossibili, dà opportunità reali soprattutto a chi ha meno risorse. È qui che l’IA può fare la differenza.
In altre parole: le organizzazioni piccole e con budget limitati, che nel Terzo Settore italiano sono la maggioranza, potrebbero essere proprio quelle che guadagnano di più dall’adozione dell’Intelligenza Artificiale. Strumenti che un tempo richiedevano interi team di comunicazione, oggi sono accessibili a tutti.
È anche per questo che abbiamo scelto di partecipare a Good Loop, l’Academy AI per il Terzo Settore promossa da Cariplo Factory con il supporto di Fondazione Cariplo e Microsoft: un percorso formativo gratuito e strutturato, pensato proprio per portare competenze concrete sull’Intelligenza Artificiale dentro le organizzazioni non profit, a partire da quelle con meno risorse. Ne abbiamo scritto sul nostro blog, raccontando il programma e i motivi che ci hanno spinto a sceglierlo.
I rischi che non si possono ignorare
Detto questo, i rischi ci sono.
Il primo è quello che Gaito chiama la “trappola della produttività”:
«Commettiamo lo stesso errore da decenni. Il tempo liberato dalla tecnologia lo usiamo per lavorare di più. Invece la domanda giusta è: cosa fai del tempo che ti viene restituito?»
Il secondo rischio riguarda la dipendenza dagli strumenti della Silicon Valley. È un paradosso usare strumenti nati in Silicon Valley, che hanno logiche di profitto, per missioni che hanno valori opposti. Come per tante altre tecnologie, però, al momento non c’è un’alternativa praticabile su larga scala. Una contraddizione con cui il settore dovrà imparare a convivere in modo consapevole.
Il terzo, forse il più insidioso, è quello che Gaito definisce “la delega senza comprensione”:
«Usare l’IA senza capire come funziona, cosa produce, e quali bias potrebbe portare nelle decisioni che riguardano persone vulnerabili.»
Il modello Dynamo Camp: una policy come punto di partenza
Un esempio concreto di come si può affrontare il tema con metodo viene da Fondazione Dynamo Camp. L’organizzazione ha scelto di affrontare il tema con un approccio strutturato, pubblicando una policy sull’uso etico dell’IA con l’obiettivo di utilizzare l’Intelligenza Artificiale come supporto alle attività quotidiane, migliorando l’efficienza e la capacità di relazione con sostenitori e comunità.
La scelta di rendere pubblica la policy è anche un invito esplicito:
«La nostra non è soltanto una messa a disposizione, è un invito a condividere strategie e buone pratiche», spiega la CEO Serena Porcari.
Cosa significa tutto questo per la comunicazione del Terzo Settore
Dal nostro punto di vista, come agenzia di comunicazione onlus, questa evoluzione ha implicazioni dirette.
Le organizzazioni non profit che investono oggi in una presenza digitale curata, contenuti autentici e una comunicazione trasparente stanno costruendo un vantaggio competitivo reale. I profili online, i siti web, i contenuti social: tutto questo viene letto sempre di più non solo dagli esseri umani, ma anche dai sistemi di Intelligenza Artificiale che aggregano informazioni e costruiscono risposte.
Essere presenti, essere accurati, essere rilevanti: non è solo una questione di reputazione. È il modo in cui le organizzazioni del Terzo Settore possono farsi trovare, e capire, in un ecosistema informativo che cambia rapidamente. Ne ha parlato anche la nostra Web e SEO Manager, Elena Repetto, al gruppo di comunicazione di CNCA Lombardia con un intervento dedicato a com’è la SEO oggi, com’è influenzata dall’AI e cosa sia la GEO.
Noi questo percorso lo stiamo facendo anche insieme alle organizzazioni con cui lavoriamo, portando dentro Good Loop anche le competenze che costruiamo ogni giorno nel campo della comunicazione e del digitale. L’Intelligenza Artificiale è una scelta culturale.
Fonti:
Vita.it — “L’Intelligenza Artificiale? Rendiamola un’alleata del Terzo Settore”
Vita.it — “Il vero costo dell’Intelligenza Artificiale per il Terzo Settore? Quello di far finta di nulla”



